SE UN SOGNO È DI TANTI, DIVENTA REALTÀ

Dalla politica locale alla riscoperta dell’identità: perché il futuro nasce dalle radici. 

C’è una parola che oggi manca in una certa parte politica, soprattutto a livello locale: visione. E senza visione, anche i territori più ricchi di storia rischiano di diventare luoghi senza futuro. 

Lo stiamo vivendo in questi giorni che la campagna elettorale si è accesa con dei toni molto alti specialmente sui social. 

Se determinati comuni amministrati nell’ordinario, da chi oggi si propone alternativa al nostro sindaco uscente dott. Midili dove si gestisce l’esistente ma si fatica a immaginare ciò che potrebbe essere; territori con un patrimonio straordinario (culturale, paesaggistico, umano) ma da questi signori che si definiscono i messia non trasformeranno mai le opportunità, rischiamo che la nostra comunità cittadina lentamente si svuoterà, non solo di persone, ma di senso. 

Ed ecco allora la questione non è più solo di natura amministrativa, è profondamente culturale. Perché un territorio smette di crescere quando smette di riconoscersi, quando perde il legame con la propria storia e quando rinuncia, spesso consapevolmente, alla propria identità. Si vive un tempo in cui la storia viene sempre più spesso giudicata anziché compresa. 

Un tempo in cui il passato viene filtrato con le categorie del presente, fino a diventare oggetto di un processo continuo, più che di uno studio serio e libero. 

È su questo terreno, infatti, che si inseriscono fenomeni come la cosiddetta “cancel culture”: la tentazione di cancellare, riscrivere, semplificare ciò che non si allinea. 

Ma una comunità che cancella la propria storia non diventa più giusta, diventa semplicemente più fragile, perché la memoria non è un fardello da alleggerire, ma una radice da comprendere. E senza radici, nessun futuro può reggere. Tuttavia, questo non significa difendere il passato in modo acritico, significa, al contrario, avere il coraggio di guardarlo per ciò che è stato: con le sue luci e le sue ombre.

Non per assolvere, ma per capire. Non per costruire una narrazione comoda, ma per ritrovare un senso. Ed è proprio da questa consapevolezza che il mio impegno è rivolto nei confronti del dott. Midili, “Se un sogno è di tanti, diventa realtà”. Non come racconto personale fine a sé stesso, ma come riflessione su un modo diverso di intendere la politica: non come esercizio di potere, ma come servizio alla comunità. 

Un servizio che parte da un presupposto semplice, ma oggi tutt’altro che scontato: le comunità non si guidano dall’alto, si costruiscono insieme. 

Soprattutto quelle più piccole. Nella mia esperienza, prima da cittadina e poi da docente ho capito una cosa: le persone non sono disinteressate alla politica… E quando una comunità cittadina non deve disinteressarsi perché, smette di partecipare. 

Quando smette di partecipare, smette di incidere. 

Per questo credo profondamente che il compito di chi fa politica oggi non sia solo amministrare bene, ma anzi, credo sia molto di più: attivare energie, costruire fiducia, mettere i cittadini al centro: non come spettatori, ma come protagonisti!

Un territorio cambia davvero solo quando le persone tornano a sentirlo proprio. Quando non lo vivono come uno spazio da abitare, ma come un progetto da costruire. E qui torna il tema dell’identità: non come concetto statico, chiuso o nostalgico, ma come qualcosa di vivo, dinamico, capace di evolversi senza perdere sé stesso. 

Le tradizioni vanno aggiornate, magari, non rinnegate. Vanno forse interpretate, non certo cancellate. 

E vanno rese contemporanee, non svuotate del loro significato. E invece è proprio questo che succede in molte realtà locali, purtroppo. Ecco perché credo che la sfida che abbiamo davanti sia proprio questa. E riguarda tutti: amministratori, cittadini, associazioni, imprese. 

Perché il futuro di un territorio non dovrebbe essere il risultato di una decisione solitaria, bensì il frutto di una responsabilità condivisa.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di tornare a pensare in grande, partendo dal locale; abbiamo bisogno di smettere di rincorrere modelli astratti e ricominciare a valorizzare ciò che siamo.

Dobbiamo avere il coraggio di dire che identità, cultura e comunità non sono parole del passato, ma strumenti per costruire il futuro. 

Perché un territorio non cambia quando qualcuno decide per gli altri, cambia quando qualcuno ha il coraggio di coinvolgerli e di trasformare un sogno individuale in un destino collettivo. Se un sogno è di tanti, diventa realtà.

Marianna Morelli